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Quanto costa un social media manager a Bari (e da cosa dipende davvero)

È la prima domanda che mi fanno, quasi sempre entro i primi due minuti di telefonata. Ed è giusto così: nessuno vuole scoprire il prezzo alla fine. Il problema è che una cifra uguale per tutti non esiste, e chi la spara senza conoscere la tua azienda ti sta dicendo poco.

Provo a rispondere sul serio, partendo dalla parte che conta davvero: da cosa dipende.

I tre livelli di gestione

Per la gestione social di una piccola o media impresa, il lavoro si divide di solito in tre livelli:

  • Gestione essenziale — uno o due canali: piano editoriale leggero, una manciata di contenuti al mese, risposta ai commenti. Va bene per chi parte da zero e vuole esserci in modo dignitoso.
  • Gestione strutturata — il livello in cui sta la maggior parte delle PMI: piano editoriale strutturato, grafiche e video curati, gestione dell’advertising, report mensile.
  • Gestione completa — aziende con più linee di prodotto, più canali, esigenze di produzione video, fiere, o mercati esteri da presidiare.

Due precisazioni che fanno la differenza. La prima: il budget pubblicitario è separato. Quello che investi in campagne Meta o Google va a Meta o a Google, non al consulente. Chi non te lo dice chiaramente sta creando un equivoco che prima o poi esploderà.

La seconda: i progetti una tantum — un video, un catalogo, il restyling di un’immagine coordinata — si quotano a parte e non rientrano nel canone.

Che cosa fa salire davvero il preventivo

Non è il numero di post. È quasi sempre una di queste quattro cose.

1. La produzione

Scrivere una didascalia costa poco tempo. Andare in azienda, girare le riprese, montare un video da trenta secondi che regga il confronto con quelli dei concorrenti costa una giornata. Se i contenuti li produci tu e io li organizzo, il prezzo scende; se devo produrli da zero, sale.

2. Quanti canali, davvero

«Facciamo anche TikTok e LinkedIn» non è una spunta in più sulla lista: sono linguaggi diversi, che richiedono contenuti diversi. Meglio due canali fatti bene che quattro fatti a metà — e costa anche meno.

3. Il settore

Raccontare un ristorante è diverso da raccontare un ponte sollevatore per officine. Nel B2B tecnico serve capire il prodotto prima di poterne parlare, e quel tempo di studio va messo nel conto. In compenso, chi lo fa bene ha molta meno concorrenza.

4. Chi risponde ai messaggi

La gestione della community — commenti, messaggi privati, recensioni — è la voce più sottovalutata di tutte. È anche quella che, se trascurata, fa più danni: un messaggio senza risposta per tre giorni è un cliente perso.

Perché diffidare dei prezzi troppo bassi

Qualcuno che costa pochissimo lo trovi sempre. Il punto è capire cosa ci sta dentro: quasi sempre otto post generici, prodotti in serie per decine di clienti diversi, senza nessuno che guardi i numeri. Non è una truffa, è un altro mestiere — riempire un calendario. Se il tuo obiettivo è che i social portino clienti, non è quello che ti serve.

Le tre domande da fare prima di firmare

  1. Cosa ricevo ogni mese, nero su bianco? Numero di contenuti, canali, gestione o meno dell’advertising, report.
  2. Come misuriamo se sta funzionando? Se la risposta parla solo di like, cerca altrove. I numeri che contano sono contatti, richieste, vendite.
  3. Di chi sono gli account e i dati? Devono essere tuoi. Sempre. Anche il giorno in cui decidi di cambiare consulente.

In sintesi

Un social media manager non è un costo che si valuta al pezzo, come le fotocopie. È un investimento che ha senso solo se collegato a un obiettivo commerciale chiaro. La domanda giusta non è «quanto costa», ma «quanto mi deve riportare perché valga la pena». Da lì il budget si costruisce quasi da solo.

Se vuoi un preventivo riferito alla tua situazione e non a una media, scrivimi due righe: ti dico cosa farei e quanto costa, senza giri di parole.

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